Premessa metodologica
Nei contesti di cura, educazione e assistenza, esiste un rischio invisibile ma costante: confondere le buone intenzioni con i buoni risultati.
Quando un professionista vede il sorriso di un utente o percepisce un’atmosfera serena durante un incontro, è naturale pensare: “Sta funzionando”. Ma l’empatia e il coinvolgimento emotivo, per quanto essenziali, non sono garanzia di efficacia. La nostra memoria tende a ingannarci: ci fa ricordare i momenti di successo più eclatanti e sfuma le fasi di stallo o i piccoli segnali di disagio.
Il monitoraggio e la valutazione dell’efficacia servono esattamente a questo: a proteggerci dalle nostre stesse illusioni. Valutare non significa compilare moduli burocratici per accontentare un ente o un finanziatore. Significa assumersi una responsabilità etica precisa verso le persone (e gli animali) di cui ci prendiamo cura.
Negli Interventi Assistiti con Animali (IAA) – così come in moltissimi altri percorsi terapeutici, educativi e sociosanitari – misurare significa provare a rispondere a domande cruciali: Stiamo davvero generando un cambiamento utile? Questo cambiamento è stabile o passeggero? E, nel caso degli IAA, il costo emotivo e cognitivo per l’animale coinvolto è sostenibile?
Senza un metodo per tracciare e misurare ciò che accade, la pratica rischia di restare confinata nel territorio della “magia” o dell’intuizione personale: bella da raccontare, ma impossibile da verificare, replicare o correggere. Con un buon sistema di monitoraggio, invece, l’intuizione diventa un’ipotesi verificabile, permettendo all’équipe di capire non solo se un intervento funziona, ma perché e per chi.
Eppure, questa spinta verso il rigore metodologico porta con sé una sfida delicatissima. Nel tentativo di essere precisi, rischiamo di commettere l’errore opposto: ridurre la complessità umana e animale a una fredda statistica, dimenticando che al centro del nostro lavoro c’è sempre una relazione viva.
Ed è proprio da questo cortocircuito che nasce la riflessione che segue.
Misurare una relazione senza ridurla a un numero: si può?
Immaginiamo due persone impegnate nella stessa attività educativa con un cane.
Il compito è semplice: scegliere alcuni materiali, preparare una breve sequenza di azioni e coinvolgere l’animale con l’aiuto del coadiutore.
Entrambe le persone arrivano alla fine. Entrambe completano la sequenza in modo corretto. Se la nostra scheda di valutazione registrasse soltanto l’esito finale, compileremmo la stessa casella per entrambe: Attività completata, oppure, per darci un’apparenza di maggiore precisione scientifica: Obiettivo raggiunto, 8/10.
Eppure, sollevando gli occhi dalla scheda e guardando la scena, potremmo scoprire due storie opposte.
La prima persona ha scelto autonomamente i materiali, ha aspettato che il cane la guardasse, ha commesso un errore, si è fermata un istante e ha cambiato strategia.
La seconda ha completato lo stesso esatto compito, ma lo ha fatto cercando continuamente conferme visive, richiedendo numerose sollecitazioni e delegando all’operatore quasi tutte le micro-decisioni.
Stesso risultato. Ma siamo davvero di fronte allo stesso processo?
Se registriamo soltanto il punteggio finale, rischiamo di perdere per strada proprio ciò che il progetto avrebbe dovuto aiutarci a leggere.
Il fascino rassicurante di un numero
Nei progetti educativi, terapeutici e sociosanitari, documentare è una necessità vitale. Dobbiamo capire se stiamo andando nella direzione giusta, confrontarci in équipe e rendicontare il nostro lavoro per decidere se mantenere o modificare una rotta.
In questa costante ricerca di chiarezza, il numero offre una promessa potentissima: la semplicità. Trasforma la complessità umana in un dato immediatamente leggibile. 7 è meno di 8. Dodici iniziative sono meglio di sei.
Il problema, però, nasce quando dimentichiamo una regola d’oro: la precisione grafica di un numero non garantisce la precisione del significato che rappresenta.
Scrivere “Relazione con il cane: 8/10” sembra un’informazione solida. Ma proviamo a interrogarla:
- Otto rispetto a cosa?
- Con quale livello di supporto?
- Come si comportava il cane in quel momento?
- Lo stesso “otto” avrebbe significato la stessa cosa tre incontri fa?
A volte, aggiungiamo numeri non perché sappiamo di più, ma perché ci fanno sentire più sicuri. Il numero non è sbagliato in sé; diventa un ostacolo quando pretendiamo che racconti una storia intera, mentre in realtà conosce solo il finale.
Non buttiamo via il termometro
Davanti a questa evidenza, potremmo essere tentati di cadere nell’errore opposto. Potremmo dire: “Una relazione è una magia unica, sfugge alle logiche matematiche, quindi non può (e non deve) essere misurata.”
Questa posizione è affascinante, ma pericolosa. Se rinunciamo a osservare in modo sistematico, affidiamo il destino di un progetto terapeutico o educativo soltanto alla memoria a breve termine o alle impressioni di pancia: “Oggi è andata bene”, “Mi è sembrato più autonomo”.
Ma rispetto a cosa?
Un metodo di valutazione non ha lo scopo di sostituire lo sguardo clinico o professionale, ma di aiutarlo a diventare esplicito, condivisibile e verificabile.
Dobbiamo semplicemente cambiare la nostra domanda di partenza.
Non chiediamoci più: “Qual è il numero che riassume questa relazione?”
Chiediamoci: “Quali tracce ci aiutano a comprendere come questa relazione sta cambiando?”
Il dato è una traccia, non un ritratto
Pensiamo a un’impronta sulla sabbia. Ci dice in modo inequivocabile che qualcuno è passato. Può indicarci una direzione, il peso del passo, l’andatura. Ma quell’impronta non contiene il volto di chi l’ha lasciata, né i suoi pensieri.
Un indicatore funziona esattamente così: è una traccia della relazione, non il suo ritratto.
Per non fare confusione, proviamo a fare un po’ di chiarezza su quattro livelli che troppo spesso mescoliamo:
- Dato: Ciò che accade e si può registrare oggettivamente. (Es: Tre iniziative spontanee, due richieste di aiuto, una pausa).
- Indicatore: L’unione di alcune tracce per esplorare una dimensione più complessa, come l’autonomia. Ma attenzione: l’indicatore indica, non dimostra. Non possiamo sovrapporre matematicamente “tre iniziative” alla parola “autonomia”.
- Osservazione: La descrizione narrativa di come il dato si è manifestato. (Es: L’utente attende inizialmente l’indicazione; dopo il primo tentativo, propone una modalità diversa e verifica con il coadiutore se può procedere).
- Interpretazione: Il momento in cui l’équipe dà un senso a tutto questo. (Es: Il comportamento appare coerente con una maggiore autonomia in attività familiari).
Il dato ci dice che cosa abbiamo registrato. L’interpretazione prova a rispondere a che cosa potrebbe significare. Confondere questi due piani è la scorciatoia più veloce per progettare male.
Le tre lenti per leggere la realtà
Per organizzare questo ragionamento senza perdersi, in Officina Cognitiva proponiamo di guardare a ogni interazione attraverso tre lenti simultanee. Se ne manca una, l’immagine si deforma.
- TRACCIA: Che cosa è accaduto? (Frequenze, tempi, eventi osservabili).
- CONTESTO: In quali condizioni è accaduto? (Quale setting? Quale animale? Quanto supporto dell’operatore?)
- SIGNIFICATO: Che senso ha questo evento rispetto alla storia e agli obiettivi della persona?
Un numero senza contesto è muto. Un’osservazione senza indicatori è impossibile da confrontare nel tempo. Un’interpretazione senza tracce reali è solo un’illusione dell’operatore.
Una seduta è un fotogramma, noi dobbiamo vedere il film
Supponiamo di registrare le iniziative spontanee di un utente in tre incontri consecutivi: 3, poi 5, poi 2. Il grafico crolla verso il basso. È un peggioramento?
Forse. Oppure, nel terzo incontro l’attività era molto più sfidante, il setting era rumoroso o l’utente stava imparando a gestire una frustrazione inedita.
Il dato acquista un senso clinico o educativo solo quando smette di essere una fotografia isolata e diventa la parte di una curva. Una seduta è un fotogramma. Il monitoraggio dovrebbe aiutarci a vedere il film.
Questo significa imparare a leggere non solo i successi lineari, ma anche le oscillazioni, le regressioni temporanee (che spesso precedono un salto di competenza) e il livello di supporto necessario per mantenere un’abilità.
Il principio del “minimo dato utile”
Oggi la tecnologia (e la ricerca internazionale in ambito Human-Animal Interaction) ci permette di mappare decine di variabili. Ma il fatto che possiamo raccogliere un dato non significa che dobbiamo farlo.
La catena del valore non parte dal dato, parte dallo scopo:
FINALITÀ → OBIETTIVI → COMPORTAMENTI → INDICATORI → DECISIONI
Prima di aggiungere un campo a un form o a una dashboard, chiediamoci: quale decisione cambieremo in base a questo numero? Se l’indicatore sale o scende, modificheremo l’attività successiva? Ridurremo il supporto?
Se la risposta è no, stiamo facendo burocrazia, non valutazione. Un dato che nessuno utilizza non rende il progetto più rigoroso. Lo rende soltanto più pesante.
Negli IAA non osserviamo solo l’utente (e l’animale non è un farmaco)
Negli Interventi Assistiti con Animali, tutto questo assume un contorno ancora più delicato. Non possiamo – né eticamente né metodologicamente – trattare l’animale (che sia cane, cavallo, gatto, asino o coniglio) come una tecnologia biologica da spremere per ottenere un outcome sull’umano.
Il sistema che stiamo misurando comprende sempre quattro vertici: Utente — Animale — Relazione — Setting.
Se l’utente completa perfettamente l’esercizio, ma il cane mostra segnali di stress, evitamento o necessità di distanza, quel dato deve entrare nella valutazione in modo prepotente. Negli IAA vige una regola aurea: non possiamo chiamare “buon risultato” qualcosa che funziona per l’utente, ma costa caro all’animale.
La dashboard organizza, l’équipe decide
In questo ecosistema, anche ciò che non accade diventa un dato. Una richiesta d’aiuto che scompare o una sollecitazione dell’operatore che non serve più sono tracce silenziose ma potentissime.
Per coglierle serve una squadra. Il referente di intervento guarda l’utente, il coadiutore mappa le micro-espressioni dell’animale, il medico veterinario garantisce il perimetro di benessere. La divergenza tra due operatori non è un errore di sistema da correggere, ma una ricchezza da discutere.
Ed è qui che si inserisce il ruolo della tecnologia. Una piattaforma digitale – o una dashboard sviluppata secondo il Metodo Aumentato – non serve a dirci “come sta andando” tramite un algoritmo cieco; serve a organizzare lo storico, a mettere in relazione i contesti, a diradare la nebbia. Ma la responsabilità dell’interpretazione resta fieramente umana.
Misurare per leggere meglio
Quindi, alla nostra domanda iniziale, possiamo rispondere: sì, si può misurare una relazione, a patto di non confondere la mappa con il territorio.
Possiamo contare i tempi, registrare le distanze, mappare le iniziative. E poi, con rigore e coraggio, dobbiamo fare la parte più difficile: usare quelle orme sulla sabbia per decidere quale direzione prendere domani.
Non dobbiamo scegliere tra i numeri e la relazione. Dobbiamo costruire percorsi in cui i numeri facciano da bussola, il contesto dia loro profondità e i professionisti li trasformino in decisioni. Perché misurare non serve a dare un voto. Serve a imparare a leggere meglio la relazione e a garantire che il prossimo incontro sarà progettato in modo ancora più consapevole, efficace e sicuro.
Dal metodo allo strumento operativo
Strutturare osservazioni, indicatori, informazioni sull’utente, benessere animale e andamento del progetto richiede un sistema che aiuti l’équipe a mantenere insieme dati quantitativi e lettura professionale. IAA Dashboard nasce proprio con questo obiettivo: supportare centri e professionisti IAA nella gestione, nel monitoraggio e nella documentazione dei progetti, senza trasformare la complessità dell’intervento in un semplice punteggio.
- Ministero della Salute. Linee guida nazionali per gli Interventi Assistiti con gli Animali (IAA), 2015. È il riferimento italiano per classificazione degli interventi, équipe, progettazione, monitoraggio e valutazione. Le Linee guida prevedono esplicitamente strumenti e criteri di monitoraggio in TAA/EAA e una valutazione di efficacia collegata agli obiettivi.
Consulta le Linee guida nazionali IAA - Ministero della Salute. Attività, educazione e terapie assistite con gli animali. La pagina istituzionale sottolinea il carattere multidisciplinare degli IAA e descrive l’animale come partner di relazione, non come mero strumento.
Pagina IAA del Ministero della Salute - Francia N., Borgi M., Collacchi B., Cirulli F. (a cura di). Metodologie per la valutazione dell’idoneità e del benessere animale negli Interventi Assistiti con gli Animali. Rapporti ISTISAN 19/4, Istituto Superiore di Sanità, 2019. Riferimento specificamente pertinente agli IAA italiani e alla valutazione dell’idoneità e del welfare animale.
Rapporto ISTISAN 19/4 - Guérin N.A. et al. (2018). Reliability and Validity Assessment of the Observation of Human-Animal Interaction for Research (OHAIRE) Behavior Coding Tool. Frontiers in Veterinary Science, 5:268.
DOI: 10.3389/fvets.2018.00268. È un esempio importante di strumento strutturato di osservazione HAI con analisi psicometrica; non va interpretato come strumento universale per tutti gli IAA.
Pagina dello studio - O’Haire/Guerin e coll., The State of Assessment in Human-Animal Interaction Research (2018). Analizza questionari, misure fisiologiche e osservazione comportamentale evidenziando eterogeneità metodologica, validità e affidabilità degli strumenti. Riguarda il più ampio campo Human-Animal Interaction, non esclusivamente gli IAA.
Pagina dello studio - Santaniello A. et al. (2020). Methodological and Terminological Issues in Animal-Assisted Interventions: An Umbrella Review of Systematic Reviews. Animals, 10(5), 759.
L’umbrella review di 15 revisioni sistematiche evidenzia criticità metodologiche e terminologiche e difficoltà di comparazione tra interventi.
Pagina dello studio - Glenk L.M. (2017). Current Perspectives on Therapy Dog Welfare in Animal-Assisted Interventions. Animals. Revisione focalizzata sul welfare dei cani negli AAI e sulla complementarità e sui limiti degli indicatori comportamentali e fisiologici.
Pagina dello studio - Glenk L.M. et al. / Therapy Dog Welfare Revisited: A Review of the Literature (2021). Aggiorna la riflessione sul welfare dei cani impiegati negli AAI, includendo variabili sociali, ambientali e individuali.
Pagina dello studio - Observational behaviors and emotions to assess welfare of dogs: A systematic review (2023/2024). La revisione analizza 39 studi e mostra sia la ricchezza dei possibili indicatori comportamentali sia la limitata disponibilità di strumenti completamente validati. Non riguarda esclusivamente gli IAA, ma include questo ambito applicativo.
Pagina dello studio - Assessing Cat Welfare: A Literature Review on Behavioural, Physiological and Health Parameters with a Focus on Animal-Assisted Services (2026). Fonte recente utile per estendere l’attenzione oltre il cane e ricordare l’esigenza di approcci specie-specifici al welfare negli interventi con animali.
Pagina dello studio

